Il nuovo cinerario si inserisce con discrezione nel panorama architettonico storico del cimitero monumentale di Pavia creando un dialogo con esso.

L’edificio si presenta allo sguardo del visitatore come un blocco monolitico che fa da quinta uniforme alle cappelle private che ne perimetrano l’area. La figura chiusa del parallelepipedo, che occupa per interno il lotto destinatole, risulta sospesa da terra. Unico elemento a rompere la rigidità dello schema è la porta con arco a tutto sesto, la soglia che si ritaglia a ingresso. Un piccolo corridoio è il filtro tra i due ambienti, l’esterno e l’interno. Da questo spazio di transizione si entra nel vero e proprio cinerario. Al rigore esterno del muro corrisponde l’estrema varietà interna: una successione di stanze, ambienti concatenati tra loro in cui l’atto individuale della preghiera è raccolto nella stanza che lo ospita. Attraversando le stanze si compie un percorso sensoriale in cui la luce è l’elemento conduttore della narrazione. Entra dalle volte del piano interrato, dalle corti aperte, dalle fessure del muro perimetrale.

Le stanze che ospitano le celle cinerarie sono disposte su due piani e si distribuiscono attorno alla corte centrale. Alcune aperture sulle sale del piano interrato le mettono in diretta comunicazione con la corte, un’unica finestra al piano terra guida il collegamento visuale tra i due piani della struttura.

L’edificio è un corpo massivo, un bordo che descrive uno spazio aperto centrale, una cortina edilizia che protegge le stanze interne e si apre sul piccolo giardino. La natura entra negli ambienti interni all’edificio come elemento controllato e di arricchimento degli spazi. Il prato che sembra lambire i pavimenti interni, gli alberi della corte. Elementi naturali e artificiali si fondono a comporre gli ambienti.

Il materiale dell’opera è il calcestruzzo, sulla cui struttura trovano spazio le nicchie in cui sono inserite le celle vere e proprie, chiuse sul lato esterno da lastre con incisi i nomi dei defunti. I pavimenti sono in battuto di cemento leggermente lucidato al fine di riflettere e trasportare la luce nelle stanze. Le volte in cemento acquisiscono forme ed altezze sempre nuove. Le murature del piano terra appaiono, all’occhio del visitatore, come fluttuare sul pavimento. Una struttura nascosta in cemento armato sostiene le travi parete che scandiscono gli spazi.

credits

architects: Gianluca Facchinelli, Giada Saviane  |  client: Cimitero Monumentale di Pavia  |  status: Competition (2015)  |  competition: New temple Socrem  |  location: Pavía, Italy (45.184931, 9.174403)  |  climate: Humid subtropical, Temperate  |  material: concrete  |  environment: Urban  |  visualizer: Studio  |  budget: 700.000 €  |  scale: medium  |  types: religious, religious center  |  views: 2.646

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