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Si considera ormai un caso se esse vengano messe in scena all’aperto, dimenticandosi dell’importanza della condivisione cittadina che la piazza, per sua stessa natura, costruisce ed alimenta. In tal senso piazza Matteotti diventa occasione ottima per tentare di conservare saldo tale vincolo e l’intervento si prefigge di riuscirvi mediante pochi e fondamentali gesti architettonici. Portare la quota di una porzione della piazza al livello ribassato dell’ex rifugio antischegge è l’operazione principale, compiuta al fine di ottenere uno spazio nuovo, come risultato di una salda integrazione tra esistente e progettato. I diversi e cangianti livelli generatisi, anche in un’ottica di rimozione delle barriere architettoniche, diventano ora sedute e appoggi da cui è possibile assistere ad una scena, fermarsi per una pausa, ascoltare un concerto, chiacchierare con un amico. Allo stesso modo i fronti degli edifici, che definiscono il vuoto urbano, si legano ancor più intrinsecamente allo spazio, ora arricchiti della nuova facciata dell’ex rifugio antischegge. I prospetti si trasformano di volta in volta, diventando fondale di una scena atipica, varia e complessa, che lascia spazio ad altrettanto atipiche fruizioni.

Una pavimentazione in lastroni di pietra serena, che si sollevano a rivestimento della nuova facciata, favorisce la fusione tra la piazza esistente e quella di progetto. Al contempo essa si rapporta al taglio netto segnato dal dislivello, che intende, da parte sua, marcarne la diversità, con l’intenzione di instaurare un definito equilibrio tra vecchio e nuovo. Come risultato di tale taglio netto, quasi come naturale conseguenza, viene generato un luogo coperto, figlio dell’evoluzione, per così dire, dell’esistente rifugio antischegge. Tale spazialità serve e perfeziona entrambe le funzioni instauratesi. Si apre, infatti, con grandi vetrate, sulla piazza, donandole, tramite l’inserimento di una semplice ma specifica attività commerciale, vitalità e movimento durante il giorno e nelle ore più tarde. Al tempo stesso è previsto che al suo interno possa ospitare alcuni spazi accessori e di supporto alle varie rappresentazioni, compresi spogliatoi, magazzini e una sala per esibizioni al coperto.

Tali spazi hanno reso necessario l’utilizzo di pannelli insonorizzanti, al fine di favorire le performance acustiche dei locali ed il livello di comfort interno. Tra le componenti che caratterizzano il progetto nella sua interezza vi sono operazioni fondamentali, che si relazionano, più o meno sopitamente, con la tradizione folignate. Si tenta, infatti, di trovare un punto di contatto tra la localizzazione fisica di piazza Matteotti nella città e l’importanza che tale localizzazione possa assumere a livello prettamente urbano, nazionale e, perché no, internazionale.

Si tratta, di fatto, di dare voce alla storia e alla cultura popolare folignate, con la pretesa che tale patrimonio venga rispettato, trasmesso e fatto conoscere a chi, come ospite, Foligno si trova a viverla per un determinato periodo. Si fa riferimento alla leggenda secondo cui a Foligno si trovi il centro fisico del mondo, il quale, in rispetto alla ricchezza di tradizione, non poteva che trovarsi al centro dell’ Italia.

È intenzione progettuale cristallizzare tale racconto e, rendendolo manifesto, caricarne la forza attrattiva. Tre elementi puntuali vengono così consegnati alla città, posizionati in modo tale da comporre una tramatura che trascina con lo sguardo all’intervento e, da esso, rimanda alla cittadinanza. Uno di questi snelli “birilli” (omaggio al birillo rosso del biliardo al centro del Caffè Sassovivo) viene posizionato proprio in Corso Cavour, in prossimità del leggendario centro fisico del Mondo, per darne monumentale rappresentazione. Questa sorta di elemento totemico conduce, insieme a quello posizionato in piazza del Duomo, il visitatore a cercare la nuova piazza, in cui si innesta il più alto di tali obelischi.

Quest’ultima componente progettuale, chiudendo la trama, da vita al nuovo spazio, disegnato da questa tessitura di sguardi, ordita a sua volta dalle linee generatrici del progetto nelle spazialità esterne (sui due livelli della piazza) e nei locali coperti.

La Foligno centro del Mondo, la Foligno città italiana, diventa, così, il luogo adatto ad ospitare i nuovi spazi, sorti, in una riconoscibilità “naturale” erede delle piazze antiche, quasi spontaneamente da un tessuto di continui rimandi, sguardi dati e ricevuti, che permettono alla nuova.