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L’area che parte da Porto Tramatzu fino alla foce del Flumendosa si configura come uno spazio ricchissimo che presenta peculiarità e complessità date da un ambito ambientale e antropico in cui insistono aree diverse: l’arenile, il porto turistico, la foce. Gli obiettivi che il progetto si propone di portare avanti sono: la valorizzazione del patrimonio paesaggistico e la salvaguardia ambientale, attraverso: il ridisegno del sistema, mettendo in moto processi, che permettano l’uso dell’area a tutti, per tutto l’anno; la ridefinizione dello spazio pubblico e dell’infrastruttura stradale; l’accessibilità a mare; l’inserimento di elementi che diano una maggiore offerta, reversibili e flessibili; dare vita a un polo turistico, sportivo, culturale, per il tempo libero.

Affinché l’area possa essere fruibile 365 giorni l’anno, il progetto parte dalla strutturazione di un sistema di percorsi con diversa gerarchia che si innestano sulla strada principale ma con diversa funzione e vocazione; a questa ossatura si innestano altri layer che implementeranno di contenuti il sistema. La strategia prevede che lungo il sistema distributivo, nel lato opposto all’arenile, si attestino le funzioni aggiuntive, declinate in prossimità della linea. Gli scenari di utilizzo, in riferimento alle vocazioni, sono essenzialmente due, a cui corrisponderanno delle misure utili a implementarli: paesaggio e ricettività.

Paesaggio come bene identitario da conoscere e valorizzare: sistema culturale; sistema ambientale: d’acqua e di terra (fiume e sistema umido, mare, dune, agro). Ricezione: polo sportivo d’acqua e terra, polo ricettivo: il porto come porta dal mare o arrivo da terra, chioschi, bar e ristoranti, svago strutturato e attività ludico ricreative, elementi temporanei e mobili a supporto di eventi, spazi dello stare, balneazione con servizi attinenti.

Per rendere efficace ed efficiente questa idea di trasformazione ed uso del suolo, è prioritario aumentare gli spazi pedonali, ciclabili, le aree verdi e l’illuminazione, ridurre la velocità veicolare (zone 30), secondo il principio del traffic calming, collegare il paese con percorsi di mobilità sostenibile, connessi anche con la rete ciclabile della Sardegna.

Parallelamente a questo percorso ne corre un altro secondario, segno presente tutt’oggi, che viene rafforzato e integrato con servizi, e nel quale si innestano le passerelle a mare. Questo percorso, che in alcuni casi si innesta nella strada provinciale, in altri corre parallelo, in altri ne prende quasi il posto, ha come caratteristica la percorrenza lenta, con più funzioni, che assume un ruolo fondamentale nella scoperta e nella valorizzazione del paesaggio circostante, conoscenza del luogo, immaginato come passeggiata lungo mare, in altri ancora assume nuova forma e identità, si allarga tanto da creare una piazza, un nuovo spazio della socialità, spazio eventi, mercato, spazio della contemplazione e dello sport. Parallelamente a questa percorrenza lenta, secondo grado di attraversamento longitudinale dell’area di progetto, la passerella in legno che si allarga e restringe, assume diverse funzioni.

All’interno del masterplan un aspetto di fondamentale importanza è quello legato alla flora, attraverso la scelta di essenze funzionali agli obiettivi come quello di supportare il trattenimento delle sabbie, creare ombreggi o separazioni tra spazi differenti. Per quanto riguarda il design degli elementi di arredo e le architetture, si è privilegiato il concetto di modularità, flessibilità, integrazione formale e ambientale e autosufficienza energetica.

Il lotto che si propone di realizzare nella prima fase è la parte dalla foce del Flumendosa sino a “Su portu de is Santuidesus”, completo di nuovi percorsi, servizi, illuminazione e vegetazione. Viene scelto questo come primo stralcio perché ci permette, con pochi elementi, di fare la differenza, salvaguardando una porzione importante di suolo e fermando l’erosione della sabbia, dando una forte spinta all’immagine, quindi al turismo, incidendo sul tessuto economico e sociale.