L’estensione proposta viene conformata alle richieste del bando evidenziando tre coppie di poli opposti che si intendono coniugare:

la necessità di aggiungere un innesto contemporaneo con una propria identità all’interno di una preesistenza carica di significato, nel rispetto degli equilibri attuali ma con l’intenzione di costituire un plusvalore dell’offerta museale;
la possibilità di costruire attraverso un solo edificio coerente uno spazio capace di adattarsi ad un ventaglio di funzioni con necessità divergenti;
l’intenzione sia di mantenere la permeabilità che la quinta muraria presenta verso il giardino sia di permettere attività isolate o allestimenti schermati dalla luce.

Al primo punto si cerca di rispondere recuperando le aperture presenti all’interno della facciata esitente per dilatarle secondo la lunghezza del nuovo padiglione. L’ impronta semplice dell’intervento, con base rettangolare, si presenta come un impianto facilmente adattabile e in armonia con le dinamiche del complesso museale. L’edificio vincolato che conterrà i bagni viene mantenuto e circoscritto dal progetto, che sfrutta le porzioni prospicenti i lati corti di questo corpo per ricreare due spazi di filtro, che corrispondono agli ingressi dalla corte e dal giardino (vedi I). La genesi volumetrica si concretizza attraverso una grande copertura sospesa che definisce un corpo voltato con un’altezza interna che varia da 5 fino a 6m, pur mantenedo l’estradosso dell’edificio al di sotto della quota massima della quinta muraria. Il contatto e l’indipendenza con questa avviene attraverso una pensilina, che aggetta rispetto al volume riscaldato dell’addizione e che ricalca il sistema delle aperture mantenedo una fascia verde di rispetto. L’intradosso della copertura diventa quindi elemento di carattere dell’ampliamento, con una forte spazialità che enfatizza la prospettiva dalla corte verso il giardino.

L’ importante questione della flessibilità diventa elemento primario della progettazione e non appendice risolta a posteriori. L’assetto strutturale di sei appoggi integra un sistema di cavedi e pannelli mobili che garantisce un grande dinamismo della pianta con una minima invasività logistica (vedi N). Inoltre le porzioni di raccordo tra le volte della copertura alloggiano il sistema di illuminazione e climatizzazione del progetto, nell’ottica di coniugare comfort ambientale all’interno di un solo gesto.

Per ultima la questione della permeabilità dell’intervento viene affrontata attraverso un involucro vetrato contenente una lamina a specchio (vedi O). Il concetto di filtrare e respingere la luce attraverso la graficizzazione appena leggibile dell’ immagine iconica del diamante ricerca un nuovo significato nell’identità dell’edificio. La permeabilità della corte e del giardino riguarda quindi anche una loro riflessione, una situazione ambivalente che mira a stimolare i visitatori per un approccio diretto con l’architettura ed il paesaggio.

Questa interazione è legato alla messa a fuoco dei visitatori, alla condizione di luce e di ombra esterna ed alla configurazione interna che in quel momento presenta il progetto.

Gli spazi museali accessori vengono trattati secondo principi di coerenza formale con la preesistenza, unità delle destinazioni d’uso all’interno di stanze definite e assegnazione delle funzioni secondo la qualità degli spazi a disposizione. Questo ha portato alla demolizione dei solai dei piani ammezzati in corrispondenza dell’attuale bookshop e della aula didattica, e della scala presente all’interno dell’attuale allestimento sul Risorgimento. Il bookshop in linea con le indicazioni del bando viene collocato in continuità con il percorso museale, ampliato ed in stretto rapporto con il magazzino. Presenta un’area di lettura iniziale ed un banco centrale, utie anche per il controllo dei flussi.

La caffetteria prende luogo grazie alla copertura dell’attuale corte interna, disegnando attraverso una parete di servizio ed il bancone un interno che asseconda le dinamiche dello spazio e mantiene leggibile il paramento murario esistente. La caffetteria inoltre viene dotata di uno spazio di servizio cucina e deposito oltre il corridoio, dove si posiziona anche il nucleo dei servizi igienici. Un sistema di arredi su misura, l’utilizzo del legno e di pochi colori tenui cercano di trasmettere un’ idea di eleganza e coerenza degli spazi in modo da restituire un’immagine unitaria e curata del museo.

credits

architect: OPPS architettura  |  client: Municipality of Ferrara  |  status: Competition (2017)  |  competition: Museum extension in Ferrara  |  location: Ferrara, Italy (44.8420894,11.6197396)  |  climate: Humid subtropical, Temperate  |  materials: brick, glass  |  environment: Old town  |  visualizer: Studio  |  budget: 1.500.000 €  |  scale: medium  |  types: cultural, museum, refurbishment  |  views: 2.211

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