Il Concept

“Gli antichi costruirono Valdrada sulle rive d’un lago con case tutte verande una sopra l’altra e vie alte che affacciano sull’acqua i parapetti a balaustra. Così il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell’una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giù nell’acqua contiene non solo tutte le sca nalature e gli sbalzi delle facciate che s’elevano sopra il lago ma anche l’interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi. Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell’atto e la sua immagine speculare, cui appartiene la speciale di- gnità delle immagini, e questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all’oblio.” – Italo Calvino, Le Città Invisibili

Londra è una città che gode di un carattere forte e definito, che le permette di svilupparsi ad ogni costo in modo sempre più dinamico, sempre più frenetico. Possiede però in se delle sottili contraddizioni: nella solennità delle sue altezze, nello splendore dei suoi prismi vetrati, si riflettono le vite di quei quartieri al suo centro limitrofi; quegli stessi quartieri che giorno dopo giorno ricercano una loro dignitosa identità attraverso le più disparate strategie. horeditch è uno di questi. L’innata coesione tra quotidianità e arte, che letteralmente colonizza il quartiere sin dalle viscere, sancisce la reale ragione d’essere dello stesso. A partire dalle sue streets, fino ai suoi nudi muri di laterizio, persino nelle sue pacate altezze, tutto parla il linguaggio della creatività.

E’ quindi sensato ripensare ai fasti del suo passato, a come anch’essi utilizzassero il medesimo gergo. Ed è altrettanto ragionevole avanzare un parallelo con le origini di quella Londra che, letteralmente sotto una superficie di innovativa magnificenza tecnologica cela un’ancestrale sedimentazione storica, nota come Londinium. In entrambi i casi, esiste una reale forza rigeneratrice; grazie ad un fertile incontro su di un terreno comune, un vero e proprio punto di contatto che sfrutti occasioni e situazioni già esistenti -senza negarle ma traendone beneficio- quest’ultima può dare vita ad una definitiva rinascita.

Reso figurativo, questo concetto si materializza innanzitutto in un atto di rispetto; un rispetto dovuto ad un luogo che possiede già un carattere funzionale forte, ma si mostra comunque capace di accogliere stimoli esterni.

Ecco quindi che si viene a creare un terreno fertile, capace di agire come filtro tra azioni e reazioni, tra didattica e pratica, tra l’oggi e il domani. Nascono qui interconnessioni tra le parti, materiali e immateriali, di sguardi o di ruoli, in cui anche l’atto quasi voyeuristico di osservare l’azione artistica rende l’osservatore testimone vivo di come l’arte possa ancora scuotere il quartiere sin dalle sue fondamenta.

Il Progetto

In riferimento a quanto espresso nel concept, il progetto per la London School of Arts a Shoreditch cerca di materializzare queste premesse in modo coerente.

In termini pratici, il primo approccio progettuale ricerca fortemente un punto di contatto con un’area tanto strategica quanto già pregna di un suo “essere” funzionale. Essa infatti presenta attualmente una fruizione ludico | ricreativa, nonchè “verde”, a beneficio della limitrofe Hoxton Garden Primary School e di altre vicine strutture scolastiche.

Il “grande vuoto” che l’area determina nel tessuto urbano è, però, ritenuto tipologico in quanto richiamo ad altre aree simili, libere da edificazione in superficie –come il vicino Shoreditch Adventure Park-, che trovano ampio uso ed apprezzamento nella cultura inglese. E’ vero inoltre che la sempre varia esuberanza delle “altezze” londinesi difficilmente permette un confronto volumetrico coerente ed alla pari, in quanto tutto sembra permesso. Nel caso di Shoreditch, ciò è testimoniato dai tanti severi edifici residenziali che costantemente cercano di emergere dal tradizionale tessuto urbano del West End londinese. Qui l’approccio vuole quindi essere di rispetto e preservazione, avvalendosi di strategie che permettano, come già accennato, di mantenere flussi ed utilizzi attuali, favorendo al tempo stesso una costruttiva convivenza con altrettanti impieghi, nuovi e futuri.

Utilizzando un terreno comune che riesca a farsi carico di un sempre attivo scambio di azioni e reazioni, di programmi e funzioni sempre differenti –spazi di gioco, spazi a giardino, ma al tempo stesso possibili spazi espositivi e d’incontro, d’interazione- il progetto si sviluppa seguendo un flusso verticale, in un susseguirsi di layers | stratificazioni | sedimentazioni che accolgono in vario modo le diverse zone programmatiche. Per materializzare l’atto di rispetto, ma anche quello di ricerca di una rinnovata coesione temporale tra l’ancestralità del luogo ed il suo futuro –l’oggi e il domani-, gli spazi didattico | laboratoriali si fanno spazio nell’intimità terrena, simulando un’azione quasi protettiva che permetta di “incamerare” tutti gli stimoli provenienti dall’esterno, di assimilarli, rielaborarli e successivamente restituirli prima al quartiere, poi all’intera Città, in un continuo fluire creativo. Due livelli funzionali, comprendenti aule per lezioni frontali e laboratori, sono quindi intersecati verticalmente da quattro volumi di “vuoto”, quattro prismi vetrati che permettono sia il passaggio della luce naturale sino ai livelli più terreni, sia l’interconnessione tra interno ed esterno, creando continui collegamenti visivo-fisici fra la superficie e gli spazi di lavoro. L’ “opera d’arte”, intesa nel suo senso assoluto, si palesa ancora prima di essere compiuta, rendendo il curioso osservatore in superficie testimone –attivo e passivo- della produzione artistica della Scuola.

Gli spazi didattici al primo livello si articolano in un susseguirsi di spazi serviti e serventi, con un carattere solido, quasi “minerale”, che va via via dilatandosi ed aprendosi, scendendo al secondo livello. Sfruttando al massimo due terzi della superficie totale dell’area di progetto, quest’ultimo assume un impianto da principio rettangolare, collettivo, suddiviso poi in quattro porzioni spaziali, ogniuna rappresentante di una specifica “arte”.

Anche se separate, queste rimangono comunque connesse tra loro grazie all’uso di pannelli mobili, una strategia che permette di modulare lo spazio a seconda delle necessità funzionali. In questo modo i laboratori | ateliers riescono a produrre e coesistere in un ambiente che favorisce indistintamente sia il lavoro del singolo che quello del team, adattabile inoltre alle più recenti forme d’arte contemporanea, come installazioni e performance, che richiedono spazi sempre maggiori e sempre più varie incursioni | interconnesioni tra pratiche artistiche  differenti.Volumetricamente, gli spazi laboratoriali riproducono una sorta di suggestivo negativo tipologico che cerca di creare un richiamo alla tanto rigida quanto caratteristica tipologia edilizia “seriale” inglese, ritrovabile soprattutto in ambito residenziale. Un ulteriore strategia che ribadisce il fondamento a carattere “tradizionale” del progetto, collegandolo univocamente al luogo che lo ospita.

credits

architect: Enrico Chinellato  |  client: Start for talents  |  status: Competition (2015)  |  location: London, united kingdom (51.528457, -0.084664)  |  climate: Oceanic / maritime, Temperate  |  material: undefined  |  environment: Urban  |  visualizer: Studio  |  scale: 2.500 m2 medium  |  types: education, university  |  views: 1.167