La scala domestica

La riflessione sulla scala dell’architettura rappresenta uno dei principali temi di progetto.  L’architettura della sala multifunzionale deve sapersi inserire nella morfologia dell’area senza prevalere su di essa e senza alterarne i delicati equilibri, deve riuscire a coniugare la sua vocazione pubblica con il carattere di parco dell’area in cui sorge. Per questo il progetto si definisce attraverso un volume che dissimula la sua grande massa da un lato interrandosi parzialmente, dall’altro frammentando la copertura che ricorda così lo skyline di Lutago. Scomponendo il sistema in elementi di scala minore si restituisce all’architettura la figuratività semplice e domestica del “frammento di un borgo”. La scelta permette all’edificio di reagire con diverse modalità al contesto circostante: con un fronte dal carattere rappresentativo e pubblico verso la piazza a est, contenuto e discreto verso il bosco a ovest. Dal paese, l’architettura s’intravede appena, confondendosi quasi nel profilo del paese e stabilendo con esso un’intensa “relazione tonale”.

La continuità

L’architettura della sala multifunzionale parla il linguaggio semplice del luogo, Essa recupera quel senso di continuità con il paesaggio e di spontaneità dell’architettura tradizionale della vallata. Il Castello di Tures (Burg Taufers), all’inizio della Valle Aurina, sembra un manifesto senza tempo di questi valori. Un’architettura composta da muri possenti che emergono dal suolo come rocce naturali e coperture come piani inclinati delicati e leggeri che definiscono un limite orizzontale al sistema. Uno schema perfettamente composto nella sua chiarezza. Il progetto fa proprie alcune di queste suggestioni reinterpretando in chiave contemporanea gli elementi costruttivi e tipologici della tradizione. Il corpo opaco dell’architettura s’innesta nel suolo come un muro di contenimento della montagna, come un “muretto a secco” che contiene l’espansione del bosco. La copertura a geometria angolata, si scompone in più campate, restituendo alla grande volumetria della palestra una scala adeguata al contesto.

La dimensione pubblica

La vocazione pubblica della sala multifunzionale detta il carattere delle relazioni visive e fisiche tra spazio interno e spazio esterno. L’architettura reagisce agli stimoli del contesto attraverso diverse strategie. Introducendo al suo interno il paesaggio: ampie finestrature prolungano verso l’esterno la percezione dello spazio interno. Rendendosi trasparente: su ogni facciata, tra il muro in cemento e la copertura, si apre un’ampia finestratura, un quadro di paesaggio che rende l’architettura trasparente da molteplici assi visivi. Interno ed esterno diventano uno spazio penetrabile orizzontalmente, avente per soglia il tetto. Direzionando verso l’interno lo sguardo del visitatore esterno: vengono esposti all’esterno gli usi civici, come una quinta teatrale attiva, fenomeno molto evidente sul lato prospiciente la pista di pattinaggio, in cui lo sguardo attraversa le dinamiche interne delle sale associative. Comportandosi come una lanterna che illumina il paesaggio: di notte l’edificio è un punto di riferimento, una fiaccola nel bosco che svela alla collettività lo spazio dell’incontro e della festa.

Il ventre interno

L’interno della sala multifunzionale rappresenta uno spazio multifunzionale aperto alla cittadinanza. E’ al contempo uno spazio che “osserva” e “è osservato”. Osserva nel senso che è composto da quattro distinti “fotogrammi” del contesto incorniciati dalle finestrature. E’ osservato nel senso che svela la sua vitalità interna a tutta la cittadinanza; è dunque uno spazio con degli impliciti caratteri di teatralità. Queste permeabilità visuali sono modulate secondo l’uso attraverso i sistemi di tendaggio che possono restituire all’architettura un suo grado d’intimità e protezione dall’esterno. La finitura dell’interno ancora una volta risente delle suggestioni delle architetture del luogo. A un carattere freddo e duro dell’esterno che, si contrappone il tono accogliente dell’interno, risolto prevalentemente in legno naturale ricordando le “sale da festa” dei castelli medioevali della vallata.

I materiali

La scelta dei materiali si compone di un abaco piuttosto limitato, coerente con quello delle costruzioni vernacolari. Al cemento armato a vista esterno che ricorda gli spessi muri di pietra, si abbina una copertura in doghe di legno, reinterpretazione contemporanea del tetto in scandole. Questo nel corso del tempo assumerà tonalità di colore simili a quelle del cemento. Le doghe di legno lasciano penetrare l’acqua, attraverso un’intercapedine di ventilazione, sulla sottostante lamiera grecata agganciata alla struttura. L’interno è composto da una controsoffittatura in pannelli di legno di rovere microperforato che permette l’occultamento dei sistemi tecnologici e della struttura in acciaio e garantisce delle ottime prestazioni fonoassorbenti. Il vetro, nelle finestrature d’inquadramento del territorio, si combina a sistemi di protezione solare esterni avvolgibili. Questi come un sipario teatrale mettono in mostra o proteggono la vita interna della sala multifunzionale controllandone il soleggiamento.

credits

architect: ETB Studio  |  team: Alessandro Tessari, Matteo Bandiera  |  collaborator: Nicola di Pietro, German Pro Lozano, Parcianello & Partners, Fausta Occhipinti  |  status: Competition (2012)  |  visualizer: Studio  |  scale: medium  |  types: cultural, mixed use  |  views: 2.018